8. dic, 2015

Bijou il temibile morsicatore

E’ una grigia giornata di pioggia quando suono al citofono per annunciare la mia visita: oltre al giaccone impermeabile  ho deciso di indossare i miei scarponcini alti, ma questi non per ragioni legate alle intemperie.

Sono stata avvisata in anticipo: “Il mio cane morde: tutti i nostri visitatori sono stati “marchiati” dal nostro volpino ameno una volta; oramai non sappiamo più cosa fare, non funziona nessun metodo con lui!”.

Non ho bisogno di individuare l’appartamento: un abbaio insistente mi conduce alla porta che viene aperta con circospezione mentre, all’interno, i tentativi di ammansire la “belva” vengono sommersi dagli insistenti vocalizzi di un fremente esserino lungocrinito.

Valeria mi porge la mano desolata; sorrido per rassicurarla: “Va tutto bene, vediamo come si comporta, intanto mi parli del problema”.

Rimaniamo in piedi nell’ingresso, mentre Bijou, il volpino, si produce nel suo migliore, e secondo lui terrificante, repertorio: abbai, ringhi e assalti intimidatori; mentre ascolto Valeria storno lo sguardo dall’esserino inferocito ma continuo ad osservarlo con la coda dell’occhio: lo sguardo fiammeggiante, la muscolatura rigida e ottime corde vocali mi fanno capire chiaramente di non essere ospite gradito.

A questo punto è giunto il momento di azzardare la prova estrema: facendo affidamento sui miei amati scarponcini, azzardo un paio di passi nella sua direzione: Bijou è sorpreso, arretra con un balzo, sembra per un attimo smarrito, ma il suo disorientamento dura poco, e da subito riprende il suo rumoroso repertorio enfatizzando ancor più i segnali aggressivi.

Ho capito.

Proseguo con calma e decisione fino  sedermi sul divano, rilasso la muscolatura, e sempre volgendomi di profilo, inizio a sbadigliare socchiudendo gli occhi. La mia ospite è un po’ basita; le dico di non preoccuparsi, non sono maleducata o impazzita, sto solo comunicando con Bijou che, nel frattempo, è balzato sula spalliera del sofà e sta pericolosamente avvicinandosi a me ed alle mie parti più indifese. Lo lascio fare tenendolo sempre prudentemente sott’occhio.

Nel frattempo vengo a sapere molte cose circa la storia del famigerato teppista: Bijou viene da una cucciolata fatta in casa, tenuto con i fratelli fino a poco più di due mesi, è stato poi regalato dal ragazzo della figlia sedicenne come dono di “fidanzamento”. Per i primi tempi tutto è andato bene, anzi, il, piccolo veniva portato spesso in giro dalla ragazza che aveva piacere di presentarlo ai suoi amici che si intenerivano alla vista del batuffoletto bianco ospite fisso della borsa della giovane, poi improvvisamente, Bijou è “impazzito” e ha cominciato a mordere  a destra e a manca tutti quelli che gli si avvicinavano, fino al punto che ora sia Valeria che Costanza, la figlia, non si azzardano a farlo uscire che per soli 10 minuti giorno, di sera, quando è più improbabile che incontri qualcuno.

La faccenda è seria, e capisco che il piccolo, che sì è nel frattempo calmato e ed ha rinunciato al paventato spargimento del mio sangue, non ha vita facile.

Chiedo di parlare anche con Costanza: la ragazza è in casa e non ha difficoltà ad incontrarmi; stringo quindi la mano ad una graziosa sedicenne in felpa azzurra e deliziose pantofole a forma di coniglio; mentre ascolto la versione della ragazza Bijou mi abbandona per andare ad attaccarsi ad un “coniglio” della giovane ingaggiando così un tira-e-molla con  il piede di Costanza, mentre questa, continuando a giocare con il cagnolino, inizia a darmi ulteriori informazioni.

“Spiegami bene cosa di solito accadeva durante le vostre uscite” le domando prendendo appunti.

“Nulla in particolare: in genere uscivamo insieme, io, siccome era proprio piccolo, lo tenevo per precauzione nel mio borsone, lo facevo vedere ai miei amici che lo trovavano dolcissimo, poi, un giorno, ha cominciato a rispondere alle loro attenzioni ringhiando e mordendo, da allora ho tentato di tutto: l’ho sgridato, gli ho dato le pacchette sul sederino per redarguirlo, ma lui niente: non appena vedeva qualcuno iniziava a ringhiare e, se questi si avvicinava troppo, rimediava anche un bel morso!”.

A questo punto il quadro si va raffigurando chiaramente: “Non è per caso che qualche tuo amico è stato un po’ troppo brusco nel presentarsi a Bijou? “ chiedo.

“Assolutamente no, erano tutti molto carini con lui!” E’ la replica della ragazza.

“Uhm, siamo proprio sicuri? Intendo: non è che qualcuno, magari per scherzare, ha un po’ esagerato con lui? ” Insisto fissandola.

Costanza riflette un attimo, quando rialza gli occhi non si rivolge più a me, ma alla mamma: “Beh, forse, ma non è stata colpa mia, io non volevo, ma Luca e Nick lo sai come sono fatti, non gli hanno fatto male, loro scherzavano, lo hanno solo stuzzicato un po’ per farlo arrabbiare perché volevano vedere cosa faceva, lui alla fine ha reagito mordendo il dito di Nick e così io l’ho portato via!”

A questo punto mi sento d poter fornire la mia spiegazione: “ E questo è bastato per insegnargli che, considerato che gli umani sono creature poco affidabili e forse anche pericolose, è bene non lasciarli avvicinare e, in caso, attaccarli mordendo - perché è così che  ha imparato ad allontanare il rischio - tanto più che la presenza di persone molto spesso veniva associata anche a  pacche e sgridate; e questa “tattica”, così concepita, ha poi funzionato magnificamente: ogni persona che veniva minacciata si ritirava, e chi non lo faceva veniva definitivamente respinto a suon di morsi”

Costanza è mortificata e abbassa il capo davanti allo sguardo di rimprovero della madre, ha capito e vorrebbe riparare, lei vuol bene a Bijou, ma dobbiamo reimpostare da capo l’intera relazione, devo quindi assicurarmi che sia intenzionata a dedicare tempo e impegno al progetto, e quindi le espongo il mio piano: “Prima di tutto ricordiamoci che Bijou è un cane, e come tale ha bisogno di  camminare, correre, esplorare, ispezionare, e quindi butta via il borsone e inizia a portarlo a passeggio più spesso con te, senza amici per ora, mi raccomando, solo tu e lui e magari la mamma; smetti di giocare al tira-e-molla e insegnagli qualche altro gioco che può fare con te che non preveda l’utilizzo del morso; insegnagli inoltre i comandi base come il “seduto”, il “resta” e il “vieni”. Te la senti?”

La ragazza è sollevata, mi sorride e promette: farà tutto quello che le ho prescritto; ma è bene che lo sappia: “Questo è solo l’inizio: occorrerà tempo e dovrai seguire altre indicazioni che via via ti illustrerò, ma tutto sarà per il bene di Bijou che alla fine capirà che gli umani, nonostante a volte siano davvero inaffidabili, sono in genere brava gente, e che lo stare insieme può riservare ad un cane equilibrato curiose e piacevoli sorprese.”