3. dic, 2015

Come ti aizzo il cane (una pallottola in canna)

 

Infine mi devo decidere, è ora di richiamare Maria Pia.

Ha saltato due “check point”, i traguardi periodici in cui ci si sente con l’adopter per fare il punto della situazione e procedere oltre con la terapia comportamentale o dichiarare il caso risolto; il fatto che non si sia fatta sentire non mi dice nulla di buono, per questo le ho lasciato del tempo in più, ma ora non è più il caso di procrastinare.

Prima della telefonata dò un’occhiata alla relazione che ho stilato in occasione della prima visita:

June è una lupoide di tre mesi, adottata appena compiuti i due mesi da Maria Pia, una bella donna sulla quarantina trasferitasi da una città del meridione in seguito al suo matrimonio con Roberto, celebrato nel mese di giugno e  commemorato nel nome della cagnolina.

La cucciola veniva tenuta costantemente in casa, in quanto l’adopter era contraria a farla uscire prima che tutta la serie della profilassi non fosse conclusa. Purtroppo questo lasso di tempo coincide anche con i periodi “sensibili” del cane, dove sarebbe consigliabile agevolare tutta una serie di socializzazioni e scoperte ambientali che l’accompagneranno poi  per tutta la vita, avevo quindi suggerito di far uscire in passeggiata la piccola June in luoghi sicuri, ma il netto rifiuto della proprietaria mi aveva disarmato.

Non era quello, comunque, il problema per cui ero stata convocata: June, mi fu riferito,  risultava aggressiva verso il marito di Maria Pia, a suo dire gli mordeva mani e caviglie con “cattiveria”, e Roberto, già inizialmente contrario all’adozione, faceva pressioni sulla moglie affinché la ridesse indietro; inoltre la piccola era distruttiva, riduceva cioè a mal partito tutti gli oggetti con i quali aveva tempo e modo di “intrattenersi”, il ché, purtroppo, comprendeva anche gli effetti personali di entrambe i coniugi.

Ma Maria Pia teneva duro, anche perché aveva fortemente voluto la cucciola per sé; senza figli e lontano dalla sua amata città sul mare, si era sentita alquanto sola; il marito lavorava da mattina a sera inoltrata e la piccola June era per lei l’unico diversivo e, come  mi aveva confidato, anche la sua  consolazione.

Era evidente che le cose tra i coniugi non andavano  benissimo, e la cosa mi fu confermata durante la mia prima visita quando, dopo aver espressamente richiesto la presenza di entrambe, mi ero ritrovata accolta dalla sola donna che si scusò: “Mio marito non è interessato alla faccenda, non vede l’ora che mi decida a sbarazzarmene, non la guarda quasi mai se non per sgridarla quando fa la “cattiva” e prendersela con me perché la difendo.”

La situazione era delicata ed era proprio il caso di intervenire nella dinamica relazionale, ma le mie competenze non potevano travalicare il mio indirizzo zooantropologico, e quindi dovevo limitarmi a dare indicazioni in riferimento al rapporto con la cagnolina.

“Chissà, se riusciamo a mostrare a suo marito il lato amabile di June, è possibile che le si affezioni, d’altra parte è una cucciolotta deliziosa.” E infatti la piccola, incuriosita dalla nuova presenza in casa, mi osservava da un cantuccio del soggiorno piegando la testolina di lato, come a  dire “Chi sei? Cosa fai? Vuoi mica giocare con me?”

Avevo quindi spiegato a Maria Pia che per i cuccioli è normale usare la bocca per comunicare ed esplorare, e che quindi era necessario intervenire per insegnarle a moderare il morso.

“Quando giocate con lei , non appena esagera e inizia a stringere troppo, dovrete emettere un verso acuto, come il “Caiin!” che usano i cani quando accusano un dolore improvviso, se questo non dovesse bastare dovrete immobilizzarvi ed interrompere ogni interazione con lei, magari incrociando le braccia e guardando altrove; solo quando si calmerà potrete ridarle attenzione e riprendere magari il gioco in maniera più pacata.”

Oltre a quello, rilessi nel report, mi ero raccomandata di farla uscire il prima possibile e di farle fare parecchia attività all’aria aperta, il ché le avrebbe permesso di scaricare tutte quelle energie normalmente presenti in un cucciolo e che è consigliabile non comprimere; con l’occasione le avevo anche raccomandato di badare a non lasciarle a disposizione altro che giochi masticabili o oggetti di nessun valore sui quali potesse sfogarsi a piacere.

“Vediamo come è andata” penso ora componendo il numero del cellulare di Maria Pia.

“Salve Maria Pia, sono Lodovica, le telefonavo per sapere se ci sono novità riguardo a June”

“Ah, sì, è vero, mi scusi, avrei dovuto telefonarle, ma purtroppo non abbiamo fatto alcun progresso: continua a mordere mio marito; lui l’ha picchiata con un giornale arrotolato, ma lei non ha smesso.”

“Con cosa?!  Ma non è quello che le avevo detto di fare! E lei Maria Pia, come si è comportata quando questo è successo?”

“Mi è dispiaciuto tanto per lei, l’ho presa in braccio e l’ho portata via, e ce n’è voluto per rassicurarla poi”

“Ma il conforto e le coccole per June significano che lei approva quello che ha fatto, e quindi sarà portata a reiterare il comportamento la prossima volta”

“E infatti il giorno dopo è tornata ad attaccarsi alle caviglie di Roberto”

“E allora, come vi ho già detto, dovete entrambe interrompere il contatto con lei, se è il caso anche uscendo dalla stanza chiudendovi la porta alle spalle, e  non darle ascolto fino a quando non si calma”

“Non so più che fare: mio marito è sempre più arrabbiato con noi”

“Se vuole possiamo vederci tutti e tre insieme in modo che possa illustrare anche a lui i comportamenti e rispondere a tutte le sue domande”

“No, non vuole saperne, per lui è tutto tempo sprecato, e poi si arrabbia per i danni che June ancora gli fa”

“Ma ha fatto come le ho detto? Ha tolto di mezzo gli oggetti che non deve toccare?

“I miei sì, ma quelli di mio marito no, anzi, ogni volta che gli mastica qualcosa le dico “brava!”  così lui impara….”

"Aargh…!"